bottega hospites
Residenza dal 21 al 27 luglio 2025
C32 performing art work space - Forte Marghera, Mestre Venezia
O P E R A
SINOSSI
Opera è un progetto di performance per musei, teatri e spazi non convenzionali. Percependo una catastrofe in arrivo, tre performer e un sound designer invocano una possibilità utopica di sopravvivenza: un archivio vocale di affetti, specie quelli marginali e queer. Questo archivio prende la forma di un’opera lirica contemporanea, durational e non frontale. Musica elettronica e vocalità sperimentali si intrecciano ad echi barocchi, e ad un linguaggio corporeo in equilibrio tra enfasi e intimità.
Ci ispiriamo a un fatto reale: nel 1969, al Museo Civico di Bassano del Grappa, un cavallo colossale di Antonio Canova venne sezionato e smontato. Sarà ricomposto solo nei prossimi anni, dopo una lunga assenza dalle sale. L’opera d’arte mancante lascia simbolicamente uno spazio vuoto, che ci spinge a mettere in questione il canone artistico e le urgenze dell’archivio. Di fronte alla catastrofe, alla potenziale scomparsa dei nostri affetti, l’opera concreta e canonizzata passa in secondo piano. La necessità diventa comporre,scomporreericomporreun’altraopera,quella—immaterialeedeffimera— della nostra affettività.
Archiviare affetti è una pratica indagata da autrici come Liana Borghi e Ann Cvetkovich, per resistere a una catastrofe spesso banale e quotidiana. E secondo la “teoria del contenitore” di Ursula K. Le Guin, la sopravvivenza è sempre legata alla capacità di raccogliere e conservare. Le performer dell’opera saranno quindi operaie, raccoglitrici di affettività minacciate. Vestite con tute da lavoro, avranno con loro delle motoseghe, segno di una negoziazione continua tra composizione e scomposizione, tra archivio e perdita.
...la segretezza che i nostri sorrisi prendono di fronte alle persone e alle statue... ...quando sto con te è difficile credere che ci possa essere qualcosa di tanto immobile tanto solenne tanto spiacevolmente definitivo quanto una statua...
Frank O’Hara, Having a Coke with You
Nell’opera lirica, in particolare quella barocca, intravediamo un’utopia: quella delle arie, in cui il tempo si ferma per consentire l’espressione degli affetti. Il linguaggio manieristico dei libretti, che espone e insieme nasconde il desiderio, ci ricorda lingue affettive segrete come il polari, parlato tra ‘800 e ‘900 nella comunità queer britannica. Opera giocherà con questi salti di codice: parole, gesti e suoni metteranno in dialogo l’espressività barocca con l’intimità quotidiana, cercando una contaminazione di registri, una gioia performativa.
Il filo drammaturgico sarà il mito di Orfeo ed Euridice, archetipo della perdita di un affetto. Nelle opere barocche, così come nella riscrittura femminista di Monique Wittig, la vocediOrfeosottraeEuridiceallamorte.Cantare gli affetti significa farli durare, persinooltre la fine del mondo. Per questo, la performance avrà una lunga durata (3-4 ore): lo scorrere del tempo agirà sui corpi e trasformerà sottilmente lo spazio. Il pubblico potrà entrare, uscire, spostarsi e distrarsi. Opera immagina così di infiltrarsi in luoghi diversi: musei, teatri, chiostri, capannoni — in fondo ogni spazio in cui è possibile un’occupazione effimera, unosquat, unfuoco.
Opera è un progetto di performance per musei, teatri e spazi non convenzionali. Percependo una catastrofe in arrivo, tre performer e un sound designer invocano una possibilità utopica di sopravvivenza: un archivio vocale di affetti, specie quelli marginali e queer. Questo archivio prende la forma di un’opera lirica contemporanea, durational e non frontale. Musica elettronica e vocalità sperimentali si intrecciano ad echi barocchi, e ad un linguaggio corporeo in equilibrio tra enfasi e intimità.
Ci ispiriamo a un fatto reale: nel 1969, al Museo Civico di Bassano del Grappa, un cavallo colossale di Antonio Canova venne sezionato e smontato. Sarà ricomposto solo nei prossimi anni, dopo una lunga assenza dalle sale. L’opera d’arte mancante lascia simbolicamente uno spazio vuoto, che ci spinge a mettere in questione il canone artistico e le urgenze dell’archivio. Di fronte alla catastrofe, alla potenziale scomparsa dei nostri affetti, l’opera concreta e canonizzata passa in secondo piano. La necessità diventa comporre,scomporreericomporreun’altraopera,quella—immaterialeedeffimera— della nostra affettività.
Archiviare affetti è una pratica indagata da autrici come Liana Borghi e Ann Cvetkovich, per resistere a una catastrofe spesso banale e quotidiana. E secondo la “teoria del contenitore” di Ursula K. Le Guin, la sopravvivenza è sempre legata alla capacità di raccogliere e conservare. Le performer dell’opera saranno quindi operaie, raccoglitrici di affettività minacciate. Vestite con tute da lavoro, avranno con loro delle motoseghe, segno di una negoziazione continua tra composizione e scomposizione, tra archivio e perdita.
...la segretezza che i nostri sorrisi prendono di fronte alle persone e alle statue... ...quando sto con te è difficile credere che ci possa essere qualcosa di tanto immobile tanto solenne tanto spiacevolmente definitivo quanto una statua...
Frank O’Hara, Having a Coke with You
Nell’opera lirica, in particolare quella barocca, intravediamo un’utopia: quella delle arie, in cui il tempo si ferma per consentire l’espressione degli affetti. Il linguaggio manieristico dei libretti, che espone e insieme nasconde il desiderio, ci ricorda lingue affettive segrete come il polari, parlato tra ‘800 e ‘900 nella comunità queer britannica. Opera giocherà con questi salti di codice: parole, gesti e suoni metteranno in dialogo l’espressività barocca con l’intimità quotidiana, cercando una contaminazione di registri, una gioia performativa.
Il filo drammaturgico sarà il mito di Orfeo ed Euridice, archetipo della perdita di un affetto. Nelle opere barocche, così come nella riscrittura femminista di Monique Wittig, la vocediOrfeosottraeEuridiceallamorte.Cantare gli affetti significa farli durare, persinooltre la fine del mondo. Per questo, la performance avrà una lunga durata (3-4 ore): lo scorrere del tempo agirà sui corpi e trasformerà sottilmente lo spazio. Il pubblico potrà entrare, uscire, spostarsi e distrarsi. Opera immagina così di infiltrarsi in luoghi diversi: musei, teatri, chiostri, capannoni — in fondo ogni spazio in cui è possibile un’occupazione effimera, unosquat, unfuoco.
Foto di Marina Carluccio


